Le iniziative economiche per superare la pandemia

Quali son le future prospettive che si apriranno con la cosiddetta
“fase 2”? Dal Decreto “Cura Italia” a quello “Liquidità”, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su ciò che viene fatto per garantire la sopravvivenza delle imprese e dei lavoratori

di Raffaele Calcagni

In questo momento di grande incertezza a livello mondiale, nel quale le sicurezze che avevamo solo tre mesi fa sono svanite e le parole più cliccate su Internet sono diventate “Coronavirus” e “Covid-19”, cerchiamo di fare il punto, per quanto possibile, sulle future prospettive che si apriranno con la cosiddetta “fase 2”.

Il decreto “Cura Italia” introduce misure di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese.
Il decreto “Cura Italia” introduce misure di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese.

Un “bazooka” da 400 miliardi

200 miliardi di prestiti garantiti dallo Stato fino al 90% per tutte le imprese, 200 miliardi di garanzie per l’export, potenziamento e semplificazione del Fondo centrale di garanzia per le PMI, le partite Iva con prestiti garantiti fino al 100%. Con un decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, viene realizzato un intervento senza precedenti a sostegno del sistema produttivo italiano. Un vero e proprio “bazooka” di liquidità, con oltre 400 miliardi di garanzie che portano a più di 750 miliardi il credito mobilitato. L’intervento punta non solo a difendere e preservare l’intelaiatura industriale del Paese dalle conseguenze economiche del Coronavirus, ma anche ad aiutare le imprese a ripartire. Le garanzie da parte dello Stato per 200 miliardi sono concesse attraverso Sace in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese. In particolare, la garanzia coprirà tra il 70% e il 90% dell’importo finanziato, a seconda delle dimensioni dell’impresa, ed è subordinata a una serie di condizioni tra cui l’impossibilità di distribuzione dei dividendi per i successivi dodici mesi e la necessaria destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive localizzate in Italia.

Il decreto “Cura Italia”

A sua volta, il cosiddetto decreto “Cura Italia” introduce misure di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza da Covid-19. Il decreto interviene su quattro fronti principali. In primo luogo, con il finanziamento e altre misure per il potenziamento del Servizio Sanitario nazionale, il Sistema della Protezione Civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza. Secondo, con il sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito. Terzo, con il supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del fondo centrale di garanzia. Infine, con la sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi nonché di altri adempimenti fiscali e incentivi fiscali per la sanificazione dei luoghi di lavoro e premi ai dipendenti che restano in servizio.

La cassa integrazione in deroga è stata estesa all’intero territorio nazionale.
La cassa integrazione in deroga è stata estesa all’intero territorio nazionale.

Le misure prese in precedenza

I provvedimenti si aggiungono a quelli già adottati per evitare che la crisi delle attività economiche indotta dall’epidemia di Covid-19 produca effetti permanenti, come la scomparsa definitiva di imprese nei settori maggiormente colpiti. In particolare, con i precedenti interventi sono stati sospesi adempimenti tributari e pagamenti di contributi e mutui per gli abitanti della ex “zona rossa”, sono stati aperti gli ammortizzatori sociali a soggetti che in condizioni ordinarie non ne beneficiano, e sono state potenziate le modalità di smart working.
La cassa integrazione in deroga è stata estesa all’intero territorio nazionale, a tutti i dipendenti, di tutti i settori produttivi. I datori di lavoro, comprese le aziende con meno di cinque dipendenti, che sospendono o riducono l’attività a seguito dell’emergenza epidemiologica, possono ricorrere alla cassa integrazione guadagni in deroga con la causale “Covid-19” per la durata massima di nove settimane. Tale possibilità viene estesa anche alle imprese che già beneficiano della cassa integrazione straordinaria.

Entra in vigore il decreto “Liquidità”

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Liquidità sono diventate operative misure a supporto di imprese, artigiani, autonomi e professionisti. Per favorire la ripartenza del sistema produttivo italiano, una volta superata l’attuale emergenza sanitaria è stato deciso di trasformare il Fondo di Garanzia per le PMI in uno strumento capace di garantire fino a 100 miliardi di euro di liquidità, potenziando la dotazione finanziaria ed estendendo l’utilizzo anche alle imprese che hanno fino a 499 dipendenti. È poi previsto uno snellimento delle procedure per accedere alle garanzie concesse dal fondo, che agirà su tre direttrici: la garanzia al 100% per i prestiti di importo non superiore al 25% dei ricavi fino a un massimo di 25.000 euro, senza alcuna valutazione del merito di credito; la garanzia al 100% per i prestiti di importo non superiore al 25% dei ricavi fino a 800.000 euro, senza valutazione andamentale; la garanzia al 90% per i prestiti fino a 5 milioni di euro, senza valutazione andamentale. È stata inoltre introdotta la possibilità di concedere alle imprese garanzie statali sui prestiti bancari attraverso Sace, nonché misure tese a potenziare gli strumenti per sostenere le esportazioni, l’internazionalizzazione e gli investimenti delle aziende. È stata altresì estesa la normativa sul Golden Power anche alla difesa delle PMI e delle principali filiere produttive. Il decreto potenzia infine il sostegno pubblico all’esportazione grazie a un sistema in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di Sace sono assunti dallo Stato per il 90% e dall’impresa per il restante 10%.

Quali sono i primi ostacoli

Da una rilevazione di Unimpresa, tuttavia, si evince che le pratiche sono state avviate a pieno regime solo per i prestiti fino a 25.000 euro, mentre le procedure proseguono a singhiozzo per i finanziamenti fino a 800.000 euro. Per le operazioni oltre 800.000 euro mancano ancora le procedure e le circolari interne nella quasi totalità delle banche. Dai dati di Unimpresa emerge un quadro non omogeneo, con regole interne alle banche in evoluzione.
L’elemento più discutibile continua a essere la richiesta di documentazione extra, come la dichiarazione fiscale che, invece, per i prestiti fino a 25.000 euro può essere sostituita da una semplice autocertificazione.
Alcune banche, inoltre, approfittano delle possibilità di chiudere ed estinguere i crediti concessi nel passato approfittando delle garanzie statali dell’80%. Tuttavia viene criticata da più parti la natura stessa dei provvedimenti: la maggior parte delle imprese preferirebbe infatti un’erogazione di sussidi “a fondo perduto” piuttosto che contributi da restituire, benché a tasso agevolato e con una diluizione nel tempo.

Il mondo sarà diverso

In conclusione, come si afferma da più parti, dopo la pandemia il mondo non sarà più lo stesso. L’obiettivo contingente resta tuttavia quello di garantire la sopravvivenza delle imprese e i posti di lavoro. E, pur tra mille difficoltà e indecisioni, tutto il mondo sembra voler procedere in questa direzione.

0 Condivisioni