La nave Italia regge nel mare in tempesta

A ridosso dell’estate i mercati azionari hanno corretto parte dei rialzi registrati da inizio anno, soprattutto per effetto dell’aumento delle tensioni commerciali USA-Cina, i segnali di rallentamento dell’economia americana e la persistente debolezza della crescita in Europa e Asia. Gli indicatori parlano di un’economia che rallenta anziché accelerare (le vendite in calo nel settore dei semiconduttori, il recente annuncio di nuovi tagli di produzione d’acciaio in EU da parte di grandi gruppi e così via).
D’altra parte, dopo un triennio di ripresa, nel corso del 2018 si è visto un ripiegamento dell’attività produttiva della manifattura italiana. E, come osserva Confindustria, poiché il recupero era stato contenuto dopo dieci anni dall’inizio della crisi finanziaria internazionale, sono ancora evidenti ampie ferite: nel gap dei livelli produttivi rispetto agli anni pre-crisi e nella costante riduzione del numero di imprese manifatturiere. Intanto, le possibilità di espansione della produzione appaiono vincolate in termini ormai strutturali dalla debolezza della domanda interna, che nonostante un leggero recupero negli anni più recenti seguita a mantenersi meno dinamica di quella degli altri principali partner europei.
In questo quadro, è da notare la performance positiva dell’export italiano nei primi mesi del 2019, grazie anche ai passi avanti registrati in Germania (+0,7%) e Francia (+2,3%), cioè nei primi due mercati destinatari delle nostre merci. Va anche evidenziato il +17% ottenuto nel Regno Unito, nostro quinto cliente. Il futuro a medio termine resterà probabilmente positivo per l’export italiano, nonostante le incertezze degli scenari globali, ma le imprese dovranno focalizzarsi di più sui Paesi che stanno varando programmi di upgrade industriale, miglioramento infrastrutturale e sviluppo urbanistico, con una maggiore apertura alle partnership straniere.

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