Le potenzialità dell’oil&gas nel Mediterraneo

Torna a Ravenna OMC, la principale vetrina dell’oil&gas nel bacino del Mediterraneo: come ci spiega il chairman della fiera, a marzo i fari saranno puntati sulle opportunità di sviluppo in quest’area, e sul suo “ruolo ponte” fra Africa e Europa

di Ginevra Leonardi

Dal 27 al 29 marzo Ravenna ospiterà l’edizione 2019 di OMC (Offshore Mediterranean Conference), uno degli appuntamenti internazionali più importanti per il mondo dell’oil&gas, capace di richiamare oltre 21.000 visitatori e un migliaio di delegati in rappresentanza di enti e compagnie del settore. Con Enzo Titone, chairman di OMC2019, abbiamo fatto il punto sull’andamento delle attività di ricerca e produzione di idrocarburi, e sull’organizzazione dell’evento che ha come tema “Expanding the Mediterranean Energy Sector: Fuelling Regional Growth”.

Il rialzo del prezzo del petrolio ha favorito la ripresa delle commesse, come valuta la situazione dal suo osservatorio?
“Le attività di ricerca sono decisamente in ripresa. Lo testimoniano anche i recenti accordi, come l’ultimo in Libia tra BP ed Eni per dare il via all’attività di due blocchi a terra e uno a mare. Poi abbiamo l’Egitto che ha messo a gara ulteriori blocchi sia a terra che a mare, la Grecia e il Libano che stanno avviando l’assegnazione di nuove attività. Purtroppo da questo elenco manca l’Italia.”

Le opportunità di sviluppo nel Mediterraneo saranno al centro del dibattito. Perché la scelta di questa tematica?
“Perché il Mediterraneo rappresenta un ponte tra territori di produzione (l’area africana) e l’Europa che è un grande consumatore. Nei giorni scorsi ho partecipato a un dibattito promosso dall’ISPI (Istituto Studi Politica Internazionale) nell’ambito della World Energy Week Milan 2018. Si è parlato del ruolo ‘ponte’ del Mediterraneo. Da una parte abbiamo questi Paesi produttori ai quali va offerta la possibilità di un progressivo sviluppo sostenibile e un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, utilizzando le ingenti scoperte di gas ma anche l’energia da fonti rinnovabili di cui sono ricchi. Dall’altra c’è l’Europa, grande consumatrice di energia e impegnata nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. Nel mezzo, il Mediterraneo.”

Ci sono le prime anticipazioni sugli ospiti stranieri?
“Alla giornata inaugurale sono già confermate le presenze del CEO di Eni, Claudio Descalzi, del ministro del Petrolio dell’Egitto, Tarek el Molla (che parteciperà anche con gli altri ministri interessati al panel del pomeriggio sull’attuazione di un Gas Hub per l’export di gas). I governi di Libano e Grecia hanno confermato i rappresentanti per il panel del giorno successivo, per discutere sul potenziale delle aree di rispettiva competenza.”
Il Green Data Center di Eni ha rivalutato al rialzo i quantitativi di gas giacenti in Adriatico. Quale sarà evoluzione del settore?
“La reinterpretazione dei vecchi dati sismici ha evidenziato in Adriatico un ulteriore potenziale quantitativo di gas.
Teniamo conto che per ogni metro cubo di gas importato, il 25% viene bruciato per comprimere il gas e farlo viaggiare nei gasdotti, con ricadute negative su ambiente, erario e famiglie.
Con il gas a chilometro zero i vantaggi sono molteplici: minori spese per approvvigionarci di energia, minori emissioni di CO2, un gettito consistente di royalty nelle casse erariali e non si esporta valuta”.

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