Quando l’unione fa la forza

Nata lo scorso anno, Terranova è una società che riunisce sotto lo stesso nome tre storici brand nel campo della strumentazione di misura italiana: Valcom, Spriano e Mec-Rela. Il General manager ci spiega ragioni, vantaggi
e sfide di questa operazione

di Claudia Dagrada

Da singole imprese indipendenti a gruppo che coniuga la specializzazione di ogni marchio: Terranova è il classico esempio di come l’unione faccia la forza. Parliamo di una società costituita nel gennaio 2017, con una fusione per incorporazione di Valcom, Spriano e Mec-Rela. L’idea era quella di unire brand storici e con un buon radicamento nella storia della strumentazione di misura italiana. Situata a Terranova dei Passerini, località nella campagna lodigiana, è stata creata ex novo con un nome che rispecchiasse appieno la sua territorialità, come ci spiega l’ingegner Sergio Valletti, General Manager dell’azienda. A dare il via all’operazione è stata Valcom, società costituita nel 1974 da Enio Valletti, padre di Sergio. Attiva fin dall’inizio nell’industria della carta, ha allargato il proprio raggio di azione ad altri mercati come quello navale, alimentare, dell’automazione industriale, nonché in ambito farmaceutico e della chimica fine. Un percorso che Valcom ha portato avanti nella sede che ora accoglie Terranova.

Come è nata l’idea di fare questa fusione?
“Il primo passo in questa direzione risale al 2012, quando Valcom ha rilevato Spriano, azienda con quasi un secolo di storia alle spalle. Spriano ha avuto una serie di periodi problematici, con numeri relativamente bassi che andavano sviluppati nuovamente, ed è quello che abbiamo fatto dal 2012 al 2017. In questi cinque anni è tornata ad avere i numeri che le competevano, con un fatturato che si equipara a quello di Valcom.
Visto che con l’acquisizione la sede di Spriano era stata spostata a Terranova dei Passerini, abbiamo pensato di unire i brand registrandoli sotto il cappello di un’unica società, per sfruttare al meglio le piattaforme comuni come ricerca e sviluppo, amministrazione, spedizione, lasciando però ai singoli marchi la propria identità.”

Cosa vi ha spinto ad acquisire Spriano?
“All’epoca erano due gli aspetti più appetibili: da una parte la sua presenza storica nel settore dell’Oil & Gas in cui eravamo poco presenti, dall’altra due tipologie di prodotto che a noi mancavano. Per ragioni simili nel 2012 abbiamo rilevato anche Mec-Rela, brand fratello di Spriano, che realizza valvole di controllo a globo, molto traversali ai vari settori. Il suo peso all’interno del gruppo comunque è meno rilevante rispetto agli altri due brand, entrambi specializzati in strumentazione di misura e a cui si deve la fetta più grande del fatturato. Oltre a queste tre realtà, Terranova ha anche una percentuale di 3Fase, uno spin off universitario. Questo ci permette di avere il supporto tecnologico di dipartimenti specifici, come quello di geologia e di meccanica dei fluidi.”

Con questi tre brand, si può dire che Terranova sia presente sul mercato in modo capillare?
“Avendo aggiunto il tassello dell’Oil & Gas con Spriano, possiamo operare in tutti i mercati che contemplano l’industria di processo. Parliamo quindi di processi produttivi che, in seguito alla trasformazione della materia prima o di semi lavorati in un prodotto finito, richiedono la misurazione e il monitoraggio di variabili come la pressione, il livello e la temperatura. Questo per garantire elevanti standard sia di produzione e movimentazione, sia qualitativi.”

Che benefici vi ha portato la nascita del gruppo?
“Molteplici, in termini di gestione e di unione delle piattaforme, ma soprattutto ci ha permesso di essere considerati per applicazioni in grandi impianti da clienti che richiedono particolari requisiti (capitale sociale, fatturato minimo, capacità di produzione). In passato talvolta siamo stati giudicati troppo piccoli, presi singolarmente.” Avete dovuto fare investimenti in macchinari o personale dopo le acquisizioni? “Abbiamo investito prima di tutto a livello di logistica, perché oltre alla sede storica di Valcom che accoglie tutti i brand abbiamo acquistato un fabbricato qui a fianco. Sono state investite altre risorse in macchinari ma soprattutto nella forza lavoro. Abbiamo sviluppato nuove tecnologie nella cooperazione con 3Fase, ma più che altro abbiamo migliorato quelle esistenti. Infatti i prodotti che lanceremo a fine anno, inizio 2019, sono importanti aggiornamenti di strumentazione molto consolidata. Abbiamo inserito nuovi prodotti e fatto l’adeguamento a nuove certificazioni (ISO 9001-2015, ATEX, IEC-EX, PED, SIL); abbiamo poi innumerevoli certificati in ambito navale, perché in questo settore ogni Paese ha le proprie particolari normative. Da quattro anni inoltre stiamo investendo sui protocolli di comunicazione, per passare dall’analogico al digitale. Nel nostro settore HART e Fiedlbus sono un must.”

Qual è la vostra tipologia di clientela?
“Negli ultimi anni è cambiata passando da locale a straniera, sia per far fronte alla crisi economica sia perché la competizione nel nostro Paese è molto serrata. Anche le multinazionali sono molto aggressive. Quindi a oggi circa l’80% del fatturato, tra diretto e indiretto, proviene dall’export.”

Quali sono i Paesi in cui lavorate di più?
“Per quanto riguarda il brand Spriano, attivo nel settore Oil & Gas, la bussola è puntata sul Medio Oriente con Oman, Kuwait e Iraq che danno ottimi risultati. Per Valcom invece, più presente in ambito navale e industriale, la maggior parte dei clienti si trova in Nord Africa e Scandinavia. Ma abbiamo anche ottimi rapporti con la Corea del Sud, e stiamo puntando molto sulla Malesia. Più difficile approcciare invece le Americhe, a causa principalmente dei dazi di importazione e di politiche protezionistiche.”

Non può mancare una domanda su Industry 4.0: come vi state adeguando?
“Attraverso l’update dei prodotti di cui abbiamo parlato prima, che lanceremo a cavallo tra il 2018 e il 2019. Tutta la serie dei nostri trasmettitori potrà contare su un modulo senza fili sostanzialmente per migliorare sia i sistemi di produzione interni, sia le operazioni fatte sul campo. Il fatto di non doversi collegare continuamente offre un vantaggio importante. Che poi la gestione di questi dati sia registrata nei big data è una scelta che farà il cliente stesso.”

Nel dettaglio, se possibile, in cosa consiste l’adeguamento dei vostri prodotti?
“Questo update, iniziato da Valcom e portato avanti da Terranova, tocca molti aspetti. Attraverso un adeguamento firmware pensiamo di far fronte a una serie di problematiche rilevate in questi anni insieme ai nostri clienti. Un altro importante aggiornamento è quello fisico dell’hardware, utilizzando al 100% microcontrollori, chip evoluti e una velocità di comunicazione superiore, con tecniche di assemblaggio e assiemaggio più veloci. Inoltre, avendo lavorato pesantemente sul “nucleo” dello strumento, possiamo derivare diversi tipi di prodotti per misurare pressione, livello e temperatura. In sintesi il “cervello” dello strumento rimane lo stesso, una prova concreta della flessibilità della nuova elettronica capace di adattarsi a misure e sensori differenti. Con questo tipo di costruzione velocizzeremo enormemente anche i nostri sistemi di produzione. Inoltre, lavorando alla meccanica, offriremo una nuova versione del prodotto con doppia certificazione, sicurezza intrinseca e prova di esplosione, due metodi di protezione diversi a seconda dell’impianto, ma che faremo corrispondere allo stesso prodotto. Mostreremo tutte le novità in occasione della fiera OMC, che si terrà a Ravenna il prossimo marzo.”

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