Digitalizzazione: ecosistemi sempre più forti

Molte imprese sottovalutano ancora l’enorme impatto sul mercato dei modelli di business innovativi e della loro integrazione in ecosistemi digitali. Perché l’impatto di Industry 4.0 non riguarda solo la produzione ma i processi aziendali nel loro complesso

di Valerio Alessandroni

Un noto aneddoto recita: “Nell’industria del futuro ci saranno solo due dipendenti: un uomo e un cane. L’uomo servirà per nutrire il cane, mentre il cane sarà lì per evitare che l’uomo tocchi qualcosa”. Questo aneddoto, attribuito a Warren Bennis, dimostra che Industry 4.0 e la digitalizzazione sono spesso percepite solo come concetti tecnologici che mirano ad aumentare gradualmente l’efficienza e ridurre i costi dei reparti di produzione attraverso l’automazione totale. Si tratta di una visione limitata del problema, che porta molte aziende a sottovalutare l’enorme impatto dei modelli di business innovativi e della loro integrazione in ecosistemi digitali estesi sia all’interno, sia all’esterno dell’azienda stessa.

L’impatto di Industry 4.0 su tutti i processi aziendali
Quando pensiamo a Industry 4.0, non possiamo limitarci alla robotica e all’automazione della produzione, perché si tratta della digitalizzazione dei processi aziendali nel loro complesso, che riguarda anche la fornitura dei materiali, lo sviluppo del prodotto e la sua consegna al cliente. I dati, messi a sistema e registrati senza soluzione di continuità, dal fornitore al consumatore, offrono alle aziende una nuova capacità di analisi di tipo predittivo, che assicura un’ampia base informativa per migliorare i prodotti e i servizi, supportando al meglio le decisioni. L’incertezza e il cambiamento sono indubbiamente la nuova costante dell’ecosistema in cui è immersa l’impresa. Nuove strategie, risorse, modelli organizzativi e processi di business devono essere sviluppati rapidamente per poter sopravvivere e crescere in un contesto così dinamico e mutevole. L’avvento di Industry 4.0 e le sue ricadute sulla catena del valore aziendale cambiano anche le modalità di gestione dei processi amministrativi, finanziari e di controllo, richiedendo un’agilità, una flessibilità e una velocità mai viste in passato. In questo senso le nuove tecnologie basate sul cloud possono essere di grande aiuto.

Piattaforme interne ed esterne
Gli ecosistemi aziendali possono essere definiti come comunità economiche all’interno delle quali si stabiliscono delle partnership a livello di supply chain, clienti, associazioni di categoria, istituzioni e altre parti interessate. In particolare, un ecosistema aziendale formato da reti collegate di entità autonome che interagiscono fra loro in modo complesso per condividere un obiettivo comune, con relazioni a lungo termine e sulla base di piattaforme comuni.
Esistono quindi due tipi di piattaforme predominanti: quelle interne o specifiche dell’azienda e quelle esterne o di settore. In particolare, le piattaforme interne possono essere definite come un insieme di beni organizzati in una struttura comune da cui un’azienda può sviluppare e produrre in modo efficiente un flusso di prodotti derivati. Possiamo quindi vedere una piattaforma interna come un ecosistema in cui digital fabrication, robotica, big data, cloud computing, Internet of things e realtà virtuale convivono e si integrano nell’azienda. Le piattaforme esterne possono invece essere definite come prodotti, servizi o tecnologie che fungono da base su cui gli innovatori esterni possono sviluppare i propri prodotti, tecnologie o servizi complementari.

L’importanza di disporre di un solido ecosistema 4.0
Un ecosistema 4.0 è quindi una piattaforma digitale alla quale si integra una forte visione di business e di governance rapido ed efficace con l’intera catena del valore industriale. Tale ecosistema consente di migliorare le risorse e ridurre i costi, accelerare lo sviluppo di nuove iniziative, garantire la coerenza e la qualità tra le proposte di innovazione, evitare la duplicazione di informazioni e funzionalità, governare le iniziative per implementare la strategia aziendale.
Qualche esempio permetterà di comprendere meglio come oggi sia fondamentale disporre di un solido ecosistema.
Basti pensare che la principale società di prenotazioni alberghiere non possiede un proprio albergo. La principale società di vendita per corrispondenza non possiede propri prodotti. La principale società di taxi non possiede automobili e così via. Queste e molte altre imprese si basano su un ecosistema di partner. Le aziende che collaborano con i loro clienti tendono a collaborare con i loro fornitori in modo simile.

Supply chain digitali per l’integrazione dei processi e dei dati aziendali
L’integrazione della supply chain digitale sta quindi diventando sempre più dinamica. L’accesso alle richieste ed esigenze dei clienti deve essere condiviso in modo efficace, ed è necessario tracciare le consegne di prodotti e servizi per fornire visibilità nella supply chain. L’integrazione dei processi aziendali si basa su standard e architetture di riferimento, che devono offrire l’integrazione dei dati di prodotto. Allo stesso tempo, le imprese che operano nella supply chain stabiliscono l’integrazione dei processi e dei dati attraverso società intermedie specializzate, il cui ruolo è assicurare l’interoperabilità mappando e integrando i dati specifici all’azienda per i vari sistemi e le organizzazioni. Ed è soprattutto l’integrazione nel cloud che potrebbe offrire un modello di business conveniente per ottenere supply chain digitali interoperabili.

Le condizioni da soddisfare per essere pronti per Industry 4.0
Le tecnologie digitali favoriscono quindi l’integrazione e la cooperazione aziendale e interaziendale, elevando la qualità dei flussi informativi e il time to market del business.
Lo smart manufacturing e la smart supply chain nell’Industry 4.0, abilitati del paradigma Internet of Things, stanno portando più efficacia e più intelligenza in molteplici settori e ambiti aziendali. I dati, messi a sistema e registrati senza soluzione di continuità, dal fornitore al consumatore, offrono alle imprese una nuova capacità di analisi di tipo predittivo, che assicura un’ampia base informativa per migliorare i prodotti e i servizi, supportando al meglio le decisioni. Ma il paradigma Industry 4.0 può conoscere una piena realizzazione a patto che siano soddisfatte alcune condizioni fondamentali: il superamento del gap dimensionale e del digital divide delle imprese italiane, supportato da azioni di sostegno agli investimenti; il networking, attraverso la creazione di filiere virtuali, delle tante eccellenze presenti sul territorio, puntando su progetti che facilitino anche l’esportazione e la creazione del valore sull’intera catena.
Infine, una riqualificazione adeguata del capitale umano, attraverso la diffusione delle digital skill nei loro aspetti funzionali, specialistici, collaborativi e olistici, una maggior cooperazione con il mondo accademico e un proficuo confronto con le Parti Sociali, costituiscono un altro punto essenziale.

La tecnologia blockchain contro le azioni di cybercrime
Tuttavia, se da un lato la crescente digitalizzazione favorisce lo sviluppo di servizi ai cittadini e nuovi modelli di business per le imprese, attraverso la gestione dei processi di approvvigionamento, produzione e vendita tramite le tecnologie di rete, dall’altro offre il fianco a nuove e pericolose azioni di cybercrime, in grado di violare il “sistema impresa” e minarne drasticamente la capacità competitiva. Una risposta può essere fornita dalla tecnologia blockchain. La blockchain può essere semplificata come un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche (memoria, CPU, banda) per rendere disponibile alla comunità di utenti un database virtuale generalmente di tipo pubblico (ma esistono anche esempi di implementazioni private) e in cui ogni partecipante ha una copia dei dati. L’utilizzo di un protocollo di aggiornamento ritenuto sicuro dalla comunità degli utenti e di tecniche di validazione crittografiche genera la reciproca fiducia dei partecipanti nei dati conservati dalla blockchain, che la rende comparabile ai “registri” gestiti in maniera accentrata da autorità riconosciute e regolamentate (banche, assicurazioni e via dicendo).

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